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Covid-19 nei pazienti con mieloma multiplo, nuovi dati

A cura di Stefania Mengoni By Giugno 4, 2022Luglio 1st, 2024No Comments
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La pandemia da Covid-19 ha avuto un forte impatto sugli outcome dei pazienti affetti da neoplasie ematologiche. In particolare, per quanto concerne il mieloma multiplo, all’inizio della pandemia si è registrato nei pazienti colpiti dall’infezione un tasso di mortalità generale del 54% (Cook et al, BMJ 2020).
Un nuovo studio presentato in occasione dell’ultima edizione ASCO ha fornito importanti update in questo setting.

Dopo aver ottenuto l’approvazione IRB da ogni istituto partecipante, tra il 1 gennaio 2021 e il 30 agosto 2021 sono stati presi in esame retrospettivamente pazienti con mieloma multiplo e COVID-19 in due centri, il Levine Cancer Institute (LCI) e il Medical Center dell’Università del Kansas (CUMC).

Sono stati identificati 162 pazienti con MM che avevano contratto l’infezione da COVID-19 (LCI n = 132, UKMC n = 30; il 57% di sesso maschile, con un’età media di 64 anni).
La maggior parte dei pazienti presentava condizioni di comorbilità associate: ipertensione (45%), ipogammaglobulinemia (32%), malattia renale cronica (CKD, 30%), obesità (16,6%), scompenso cardiaco congestizio (CHF, 14%) e patologie coronariche (CAD, 13,5%).

I trattamenti effettuati nei tre mesi antecedenti l’infezione comprendevano: combinazioni di immunomodulatori nel 35% dei casi, inibitori del proteasoma nel 28% e daratumumab nel 26,5%.
Il 69% dei pazienti presentava una sintomatologia da Covid lieve (senza necessità di ricovero), il 20% moderata (con necessità di  ricovero ospedaliero) e il 9,8% grave (con accesso in terapia intensiva). Il 18% dei pazienti richiedeva supplementazione di ossigeno: 6 pazienti ossigenazione invasiva e 3 pazienti trattamento con farmaci vasopressori. Il 32% dei pazienti presentava mieloma multiplo recidivato e/o refrattario, il 29,5% riceveva di mantenimento  e il 12% una terapia d’induzione.

Per quanto riguarda la risposta al trattamento per il mieloma si era ottenuta una risposta >VGPR (superiore alla risposta parziale molto buona) nel 45% dei casi e una progressione di malattia nel 18%.  Dei 78 pazienti con COVID che precedentemente erano stati sottoposti a trapianto autologo di staminali 3 avevano ricevuto il trapianto meno di un anno prima dall’infezione  e 3 meno di 6 mesi prima.

Il case fatality rate (CFR) era del 6%. Nell’analisi univariata, ipertensione arteriosa, malattia renale cronica e insufficienza epatica risultavano associati a un aumentato rischio di ospedalizzazione. Tuttavia, nell’analisi multivariata, solo malattia renale cronica, disfunzione epatica e ipogammaglobulinemia aumentavano  significativamente il rischio di ricovero con la sola età e linfopenia che si associavano a un aumento della mortalità COVID19-correlata.

“Durante la  seconda ondata della pandemia, grazie all’implementazione in ogni Centro di adeguati e specifici protocolli di trattamento dell’infezione da Covid-19 e grazie alle strette misure di prevenzione attraverso screening universale, abbiamo osservato, tra i pazienti con mieloma multiplo, una minore incidenza di casi gravi e tassi di mortalità inferiori rispetto a quanto accaduto in precedenza”, commentano gli autori.