
Uno studio multicentrico italiano, presentato all’EHA Meeting 2025, ha valutato l’impatto del trapianto di cellule staminali come terapia di consolidamento in pazienti con linfoma di Hodgkin classico recidivato o refrattario trattati con inibitori del checkpoint immunitario (CPI), in un contesto di pratica clinica reale.
Lo studio osservazionale, retrospettivo, ha incluso 126 pazienti di età compresa tra 18 e 70 anni trattati in 15 centri italiani con almeno una dose di nivolumab o pembrolizumab in monoterapia tra gennaio 2016 e giugno 2023. L’obiettivo primario era valutare la proporzione di pazienti sottoposti a trapianto allogenico (alloSCT). I dati di risposta e sopravvivenza sono stati analizzati secondo i criteri di Lugano (Cheson et al. 2014 e 2016) e le curve di sopravvivenza stimate con il metodo di Kaplan-Meier.
I dati demografici mostrano: età mediana 36 anni, range 18-70, 54% maschi, 95% trattati con ABVD in prima linea, 64% primariamente refrattari, 51% già sottoposti ad autoSCT, 98% trattati con brentuximab vedotin. Il trattamento con CPI è stato effettuato con pembrolizumab nel 68% e nivolumab nel 32% dei casi. Il tasso di risposta globale è stato dell’81%, con il 49% di risposte complete.
Tra i pazienti valutati idonei all’alloSCT (107, pari all’85%), 62 (58%) sono riultati eleggibili al trapianto, ma solo 41 (32% del totale) lo hanno effettivamente ricevuto. Altri 36 pazienti (29%) hanno ricevuto un consolidamento con autoSCT, mentre 49 (39%) non hanno ricevuto alcun consolidamento. Le principali cause di mancata esecuzione dell’alloSCT sono state: progressione di malattia (n=9), assenza di donatore (n=4), rifiuto/comorbidità (n=4), altri motivi (n=4).
Dei 41 pazienti sottoposti ad alloSCT, 29 (70%) avevano ricevuto un precedente autoSCT. Le ragioni per non procedere a consolidamento dopo CPI sono state: età/comorbidità (n=19), decisione del centro (n=9), rifiuto o indisponibilità di donatore (n=9), progressione di malattia (n=7), altri motivi (n=5).
Nei pazienti sottoposti a consolidamento con alloSCT o autoSCT, la mediana di PFS e OS non è stata raggiunta a un follow-up mediano di 27 mesi (range 7-90) e 47,5 mesi (range 4-99), rispettivamente. La probabilità di PFS a 48 mesi è risultata pari a 80,6% per l’alloSCT e 81% per l’autoSCT. La mortalità correlata al trapianto nei soggetti sottoposti ad alloSCT è stata del 14,6%.
Nei pazienti non consolidati, con un follow-up mediano di 21 mesi, la PFS mediana è stata di 27 mesi (IC 95%: 16-non raggiunto). Al momento dell’ultimo follow-up, 17 pazienti (35%) erano ancora in trattamento con CPI; la principale causa di interruzione era la progressione di malattia in 18 su 32 pazienti (56%).
La presenza di una risposta completa con CPI non ha influenzato significativamente la PFS nei pazienti consolidati: p=0,93 per l’alloSCT, p=0,6 per l’autoSCT. Al contrario, tra i non consolidati, l’ottenimento di una CR ha avuto un impatto prognostico significativo: PFS mediana non raggiunta vs 11 mesi nei non-responder (p<0,001).
“Il consolidamento con SCT, sia autologo sia allogenico, è associato a ottimi risultati nei pazienti con R/R cHL trattati con CPI, indipendentemente dalla risposta ottenuta con l’immunoterapia”, commentano gli autori. Tuttavia, i pazienti che non raggiungono una CR e non ricevono consolidamento presentano una prognosi sfavorevole.
Bibliografia. Lucchini E, et al. The role of stem cell transplantation as consolidation therapy in patients with relapsed/refractory classical Hodgkin lymphoma treated with checkpoint inhibitors: Italian multicenter experience. EHA Meeting 2025; abstarct #S228.






