APL pediatrica: regime senza antracicline efficace anche nei pazienti ad alto rischio

By Giugno 12, 2026No Comments
Dai congressiNews

Un regime terapeutico completamente privo di antracicline, basato sulla combinazione di acido all-trans retinoico (ATRA) e triossido di arsenico (ATO), con l’aggiunta di gemtuzumab ozogamicin (GO) nei pazienti ad alto rischio, ha dimostrato risultati eccellenti in termini di efficacia e sicurezza nei bambini e negli adolescenti con leucemia promielocitica acuta (APL) di nuova diagnosi. I dati derivano dallo studio internazionale ICC-APL-02 e sono stati presentati in una sessione orale dell’EHA Congress 2026, dedicata ai recenti progressi nelle neoplasie pediatriche.

La leucemia promielocitica acuta rappresenta un sottotipo biologicamente distinto di leucemia mieloide acuta, caratterizzato dalla traslocazione t(15;17) e dalla formazione del gene di fusione PML-RARA. Negli ultimi due decenni, l’introduzione di ATRA e ATO ha rivoluzionato il trattamento della malattia negli adulti, consentendo l’abbandono della chemioterapia convenzionale nei pazienti a rischio standard. Rimaneva tuttavia limitata l’evidenza prospettica relativa alla popolazione pediatrica, soprattutto nei pazienti ad alto rischio.

Per rispondere a questa esigenza clinica, l’International Consortium for Childhood Acute Promyelocytic Leukemia ha avviato lo studio multicentrico europeo ICC-APL-02 , trial prospettico, open-label e non randomizzato che ha valutato un approccio terapeutico risk-adapted completamente privo di chemioterapia citotossica convenzionale in bambini e adolescenti con APL di nuova diagnosi.

Nel protocollo, i pazienti a rischio standard hanno ricevuto ATRA e ATO, mentre nei soggetti ad alto rischio è stato aggiunto gemtuzumab ozogamicin durante l’induzione. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da eventi (EFS), considerando come eventi morte precoce, morte in remissione completa, malattia resistente o recidiva ematologica.

Tra ottobre 2019 e ottobre 2025 sono stati arruolati 114 pazienti in 52 centri distribuiti in cinque Paesi europei (Italia, Francia, Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Svezia). La popolazione comprendeva 76 pazienti a rischio standard e 38 ad alto rischio.

La durata mediana dell’induzione è stata di 38 giorni. In 38 pazienti il trattamento è stato temporaneamente sospeso per tossicità reversibili, con un’interruzione mediana di cinque giorni. La sindrome da differenziazione si è manifestata in 47 pazienti (41,2%), con insorgenza mediana a 10 giorni dall’inizio della terapia; tutti i casi si sono risolti completamente.

Per quanto riguarda la sicurezza, il prolungamento dell’intervallo QTc è stato osservato nell’11,4% dei pazienti, mentre il 12,3% ha sviluppato pseudotumor cerebri. Un solo caso di miocardite correlata a gemtuzumab ozogamicin è stato registrato, con completa risoluzione senza sequele. Non sono emersi altri eventi avversi rilevanti correlati al trattamento.

Dal punto di vista dell’efficacia, è stata osservata una sola morte durante la fase di induzione: un paziente di 16 anni con APL ad alto rischio e mutazione FLT3-ITD positiva, deceduto per emorragia cerebrale al giorno +30. Tutti gli altri pazienti hanno ottenuto una remissione completa ematologica al termine dell’induzione.

La remissione molecolare è stata valutata al termine del terzo ciclo di consolidamento. Tutti i pazienti valutabili, ad eccezione di uno, hanno raggiunto la negativizzazione della malattia minima residua. Il paziente MRD-positivo è stato successivamente trattato con ulteriori dosi di gemtuzumab ozogamicin, ottenendo la remissione molecolare e venendo successivamente sottoposto a trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche, mantenendo attualmente uno stato libero da malattia.

Un solo paziente a rischio standard ha presentato una recidiva molecolare a un anno dal completamento del trattamento. Dopo un nuovo ciclo terapeutico con ATRA e ATO, il paziente risulta vivo e MRD-negativo.

Con un follow-up mediano di 27 mesi, la sopravvivenza globale a due anni dell’intera coorte è risultata pari al 99,1%, mentre la sopravvivenza libera da eventi (EFS) ha raggiunto il 96,9%. Non sono emerse differenze statisticamente significative tra pazienti a rischio standard e ad alto rischio: l’OS a due anni è stata rispettivamente del 100% e del 97,4%, mentre l’EFS è risultata del 98,1% e del 94,4%.

Secondo gli autori, questi risultati rappresentano la prima dimostrazione prospettica, su larga scala, della fattibilità di un approccio completamente privo di chemioterapia convenzionale nei pazienti pediatrici con APL, indipendentemente dalla categoria di rischio. In particolare, l’aggiunta di gemtuzumab ozogamicin nei pazienti ad alto rischio sembra consentire di mantenere livelli di efficacia estremamente elevati senza compromettere il profilo di sicurezza.

I dati dello studio ICC-APL-02 rafforzano quindi il ruolo di ATRA e ATO come backbone terapeutico della leucemia promielocitica acuta pediatrica e suggeriscono che l’eliminazione delle antracicline potrebbe diventare un nuovo standard di cura anche nei pazienti ad alto rischio, riducendo l’esposizione a tossicità cardiache e agli effetti collaterali a lungo termine associati alla chemioterapia convenzionale.

Bibliografia. Locatelli F. et al. Anthracyclines-free treatment of 114 children and cdolescents with newly diagnosed acute promyelocytic leukemia (APL): early final results of the ICC-APL-02 study. EHA Congress 2026; abstract: #S137.