
“Questo risultato rappresenta un passo importante nell’evoluzione della gestione dell’emofilia B” commenta la professoressa Flora Peyvandi, direttrice della SC Medicina Interna – Emostasi e Trombosi del Policlinico, dove è attivo anche il Centro di riferimento per l’emofilia e la trombosi Angelo Bianchi Bonomi. “Per la prima volta nel nostro centro identificato come centro di riferimento della regione Lombardia per la Rete Malattie Emorragiche Congenite (MEC), abbiamo a disposizione una terapia genica somministrata in una unica infusione che può consentire ai pazienti di produrre autonomamente il Fattore IX, riducendo così la necessità di infusioni regolari e l’impatto della malattia sulla loro quotidianità, offrendo nuove prospettive per migliorare la qualità della vita dei pazienti”.
Sebbene le terapie attuali siano relativamente efficaci nel maggior numero di pazienti, necessitano di somministrazioni regolari che incidono in modo significativo sulla vita delle persone con emofilia B. Etranacogene dezaparvovec si somministra in un’unica infusione endovenosa e utilizza un vettore adeno-associato (AAV5) per introdurre nelle cellule il gene funzionale che consente al fegato di produrre Fattore IX in modo autonomo e duraturo, contribuendo a prevenire o ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento.
La terapia genica per l’emofilia B grave e moderatamente grave (<2%) è stata da poco autorizzata in Italia dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ed è quindi erogabile attraverso il Servizio Sanitario Nazionale con uno schema di rimborso basato sulle evidenze.
Etranacogene dezaparvovec è una terapia genica che riduce il tasso di sanguinamenti nelle persone eleggibili affette da Emofilia B congenita, grave e moderatamente grave, consentendo all’organismo di produrre continuamente il fattore IX, la proteina deficitaria nell’Emofilia B. Utilizza AAV5, un vettore virale non infettivo, virus adeno-associato (AAV). Il vettore AAV5 trasporta la variante del gene Padua del Fattore IX (FIX-Padua) nelle cellule bersaglio del fegato, generando proteine di Fattore IX 5-8 volte più attive del normale. Queste istruzioni genetiche rimangono nelle cellule bersaglio, e generalmente, non si integrano nel DNA della persona. Una volta consegnate, le nuove istruzioni genetiche consentono di produrre livelli stabili di fattore IX.
Lo studio registrativo di Fase III HOPE-B è uno studio multinazionale in aperto, a braccio singolo, per valutare la sicurezza e l’efficacia di etranacogene dezaparvovec.Un totale di 54 pazienti adulti affetti da emofilia B, con emofilia B moderatamente grave o grave e che necessitano di una terapia sostitutiva profilattica con il FIX, sono stati arruolati in un periodo prospettico di osservazione di almeno sei mesi o più, durante il quale hanno continuato ad utilizzare la loro attuale terapia standard per stabilire il tasso di sanguinamento annuale (ABR) di base. Dopo questo periodo iniziale, i pazienti hanno ricevuto una singola somministrazione endovenosa di etranacogene dezaparvovec alla dose di 2×10 gc/kg. I pazienti non sono stati esclusi dallo studio sulla base di preesistenti anticorpi neutralizzanti (NAbs) verso AAV5.
I risultati dello studio di fase III HOPE-B hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza a lungo termine di etranacogene dezaparvovec, nonché il beneficio continuo di questo trattamento per le persone affette da emofilia B, con una protezione a lungo termine dal sanguinamento con una singola infusione. Il 94% dei pazienti (51/54) ha interrotto la profilassi di routine con fattore IX e non ha più ricevuto alcuna profilassi nei 4 anni successivi al trattamento. Etranacogene dezaparvovec ha dimostrato livelli medi di attività del fattore IX del 37,4% (n=47), che sono stati mantenuti a livelli quasi normali a 4 anni dal trattamento. Il tasso medio annualizzato di sanguinamento (ABR) aggiustato per tutti i sanguinamenti, al quarto anno (0.40, n=51) è stato ridotto rispetto al periodo iniziale di lead-in (4,16, n=54).
I risultati hanno anche dimostrato che etranacogene dezaparvovec è clinicamente efficace nei pazienti idonei con AAV5 NAbs preesistenti (fino a un titolo NAb di 1:898 o equivalente).
Etranacogene dezaparvovec è stato generalmente ben tollerato, con un totale di 96 eventi avversi (EA) correlati al trattamento a 4 anni dall’infusione, 92 (96%) dei quali si sono verificati nei primi sei mesi dopo il trattamento. Non sono state segnalate reazioni avverse gravi legate al trattamento.





