
Decretata in Gazzetta Ufficiale la rimborsabilità della terapia con quizartinib in associazione a chemioterapia d’induzione standard a base di citarabina e antraciclina e chemioterapia di consolidamento a base di citarabina, seguite da quizartinib come monoterapia di mantenimento, per il trattamento di pazienti adulti con leucemia mieloide acuta FLT3-ITD-positiva di nuova diagnosi.
Quizartinib è un inibitore orale di FLT3 di tipo 2, potente e selettivo, la cui efficacia è stata dimostrata in uno studio di fase 3 randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, il QuANTUM-First. Lo studio ha arruolato 539 pazienti adulti di età compresa tra 18 e 75 anni (il 25% aveva un’età pari o superiore a 65 anni), con LMA FLT3-ITD-positiva di nuova diagnosi. I pazienti sono stati randomizzati 1:1 a ricevere quizartinib 35,4 mg una volta al giorno (n = 268) o placebo (n = 271) per due settimane in ciascun ciclo, in associazione a chemioterapia standard (induzione seguita da consolidamento per i pazienti responder), seguita da monoterapia di mantenimento con quizartinib (26,5 mg una volta al giorno per due settimane e 53 mg una volta al giorno successivamente) o placebo per un massimo di 36 cicli.
I pazienti hanno ricevuto un massimo di 2 cicli di chemioterapia di induzione, con daunorubicina i giorni 1, 2 e 3 o idarubicina i giorni 1, 2 e 3 e citarabina per 7 giorni, seguiti da terapia post-remissione che consisteva in un massimo di 4 cicli di chemioterapia di consolidamento e/o HSCT. La chemioterapia di consolidamento consisteva in citarabina i giorni 1, 3 e 5. I pazienti che si sonosottoposti a HSCT hanno interrotto il trattamento dello studio 7 giorni prima di iniziare un regime dicondizionamento.
I due gruppi di trattamento randomizzati erano ben equilibrati rispetto alle caratteristiche demografiche, alle caratteristiche della malattia e ai fattori di stratificazione al basale. Tra i
539 pazienti, l’età mediana era di 56 anni (intervallo 20-75 anni), il 26,1% dei pazienti nel braccio quizartinib e il 24% dei pazienti nel braccio placebo avevano un’età pari o superiore a 65 anni.
L’ottantaquattro percento dei pazienti aveva un performance status ECOG al basale pari a 0 o 1. La maggior parte dei pazienti (72,4%) presentava uno stato di rischio citogenetico intermedio al basale. La misura di efficacia primaria era la sopravvivenza globale, definita come il tempo dalla randomizzazione al decesso per qualsiasi causa.
Lo studio ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’OS per il braccio quizartinib (OS mediana: 31,9 mesi per quizartinib vs 15,1 con placebo). Il tempo mediano di follow-up dello studio è stato di 39,2 mesi.
È stata, inoltre, osservata una differenza significativa tra il braccio quizartinib e il braccio placebo nelle stime dei tassi di sopravvivenza ai punti temporali di riferimento di 12, 24, 36 e 48 mesi.
Il tasso di remissione completa [IC al 95%] per quizartinib è stato del 54,9% rispetto al 55,4% per il placebo.
“Avere a disposizione un farmaco approvato per le diverse fasi d’induzione, consolidamento e mantenimento consente di fornire al paziente un ‘percorso di trattamento’ con il medesimo inibitore di FLT3, con notevoli benefici clinici e di qualità di vita”, ha commentato Adriano Venditti, Direttore Dipartimento di Oncoematologia, Fondazione Policlinico Tor Vergata, Roma.





