
Un secondo tentativo di sospensione della terapia con inibitori delle tirosin-chinasi (TKI) può consentire il mantenimento di una remissione libera da trattamento (TFR) in una quota significativa di pazienti con leucemia mieloide cronica (LMC) in fase cronica che avevano già sperimentato una precedente interruzione non riuscita. È quanto emerge dall’analisi ad interim dello studio prospettico multicentrico NAUT (Nilotinib after first or second unsuccessful treatment discontinuation), presentata durante una sessione orale dedicata alla leucemia mieloide cronica nel corso dell’EHA 2026.
La TFR rappresenta oggi uno degli obiettivi principali nella gestione della LMC. Tuttavia, le evidenze disponibili sulla possibilità di effettuare ulteriori tentativi di sospensione dopo una precedente recidiva molecolare restano limitate. Lo studio NAUT è stato progettato proprio per valutare se un secondo o addirittura un terzo tentativo di interruzione terapeutica possa tradursi in una probabilità concreta di mantenere una remissione molecolare duratura.
Lo studio ha arruolato pazienti adulti con LMC in fase cronica che avevano già effettuato uno o due tentativi di sospensione non riusciti e che avevano successivamente ripreso il trattamento per almeno un anno. Dopo l’inclusione, tutti i partecipanti hanno ricevuto nilotinib per almeno due anni; in caso di intolleranza era consentito il passaggio a qualsiasi altro TKI.
Per essere candidabili a un nuovo tentativo di sospensione, i pazienti dovevano aver ricevuto almeno tre anni complessivi di terapia con TKI, inclusi almeno due anni di trattamento con nilotinib, e aver mantenuto una risposta molecolare profonda stabile, definita come MR4 per almeno un anno e MR4.5 per almeno sei mesi.
L’endpoint primario era rappresentato dal mantenimento della risposta molecolare maggiore (MMR; BCR::ABL1 ≤0,1% IS) dopo la seconda o terza sospensione del TKI. L’analisi ad interim era pianificata a 12 mesi dall’interruzione del trattamento.
Complessivamente sono stati sottoposti a screening 77 pazienti e 75 hanno soddisfatto i criteri di eleggibilità. Il 39% era di sesso maschile; l’età mediana alla diagnosi era di 46 anni, mentre al momento dell’ingresso nello studio era di 57 anni. Tra i 56 pazienti valutabili per il punteggio ELTS, il 66% presentava un rischio basso, il 18% intermedio e il 16% elevato.
Prima dell’arruolamento, 73 pazienti avevano già effettuato un precedente tentativo di sospensione fallito e due pazienti ne avevano effettuati due. Il tentativo di sospensione più recente era avvenuto mediamente 39 mesi prima dell’ingresso nello studio, mentre il periodo di ritrattamento con TKI era stato di 27 mesi.
La durata mediana della terapia con TKI durante lo studio è risultata pari a 24 mesi, sostanzialmente coincidente con quella del trattamento con nilotinib.
Per l’analisi della TFR sono risultati valutabili 60 pazienti. A 12 mesi dalla sospensione del TKI, 35 pazienti su 60 (58,3%) mantenevano almeno una MMR, mentre 25 pazienti (41,7%) avevano perso la risposta molecolare maggiore. Il tempo mediano alla perdita della MMR è stato di 3,2 mesi.
La probabilità di sopravvivenza libera da recidiva molecolare a 12 mesi è risultata pari al 58,3% (IC 95%: 44,9%-70,9%), consentendo di respingere l’ipotesi nulla predefinita dello studio (p <0,0001). Tra i 25 pazienti che hanno ripreso il trattamento con TKI dopo la recidiva molecolare, 24 hanno nuovamente raggiunto almeno una risposta MR4, mentre un paziente è stato perso al follow-up.
Dal punto di vista della sicurezza, durante il trattamento con nilotinib sono stati registrati 56 eventi avversi di grado 3 o 4 in 48 pazienti. L’evento più frequente è stato l’ipertensione arteriosa (12 casi). Gli autori sottolineano che non sono emersi nuovi segnali di sicurezza correlati a nilotinib rispetto al profilo già noto del farmaco.
Secondo gli investigatori, i risultati dimostrano che un secondo tentativo di sospensione dei TKI, effettuato in pazienti accuratamente selezionati e caratterizzati da una risposta molecolare profonda e stabile dopo ritrattamento con nilotinib, rappresenta una strategia praticabile e associata a un’elevata probabilità di successo. I dati rafforzano quindi il concetto che il fallimento di un primo tentativo di TFR non debba necessariamente precludere la possibilità di una successiva sospensione terapeutica.
Bibliografia. Kohlbrenner K, et al. High Rates of Successful Second Stop Attempts in Patients with Chronic Myeloid Leukemia: Results of the NAUT Trial. EHA Congress 2026; #S162.




