Linfoma di Hodgkin: con immunoterapia e ADC elevati tassi di risposta e remissioni durature

By Maggio 7, 2026No Comments
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Uno studio di fase 2 pubblicato sulla rivista Blood apre nuove prospettive terapeutiche per i pazienti con linfoma di Hodgkin classico in stadio iniziale, mostrando come la combinazione dell’anticorpo farmaco-coniugato brentuximab vedotin e dell’inibitore di PD-1 nivolumab con una chemioterapia semplificata possa garantire tassi di risposta estremamente elevati, riducendo al contempo alcune delle tossicità storicamente associate ai trattamenti standard. I risultati dello studio SGN35-027 indicano infatti che quasi tutti i pazienti trattati hanno ottenuto una risposta clinica e oltre il 90% ha raggiunto una remissione completa, con una sopravvivenza globale a 2 anni pari al 100%.

La ricerca ha coinvolto 154 pazienti con linfoma di Hodgkin classico in stadio I o II secondo la classificazione di Ann Arbor, privi di malattia bulky mediastinica e con lesioni misurabili alla PET/CT. Tutti i partecipanti hanno ricevuto quattro cicli della combinazione terapeutica costituita da brentuximab vedotin, nivolumab, doxorubicina e dacarbazina. L’obiettivo principale dello studio era valutare il tasso di risposta completa al termine del trattamento, mentre tra gli endpoint secondari figuravano il tasso di risposta obiettiva, la durata delle risposte, la sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza globale e il profilo di sicurezza del regime terapeutico.

I dati emersi sono particolarmente rilevanti. Il tasso di risposta obiettiva al termine della terapia è risultato del 96%, mentre il 92% dei pazienti ha ottenuto una remissione completa. Le remissioni complete si sono inoltre dimostrate durature: nel 96% dei casi la risposta è stata mantenuta per almeno due anni. L’efficacia si è mantenuta elevata sia nei pazienti considerati a rischio favorevole, nei quali il tasso di risposta completa ha raggiunto il 95%, sia nei soggetti a rischio sfavorevole, dove il dato si è attestato al 91%.

Anche gli endpoint di sopravvivenza confermano la solidità dei risultati. Con un follow-up mediano di circa 28 mesi, la sopravvivenza libera da progressione stimata a due anni è risultata del 97%, mentre la sopravvivenza globale a due anni è stata del 100%, indicando che tutti i pazienti inclusi nell’analisi erano vivi al momento della valutazione.

Secondo gli autori dello studio, guidati da Hun Lee del MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, uno degli aspetti più innovativi della strategia terapeutica è rappresentato dalla possibilità di eliminare alcuni farmaci tradizionalmente utilizzati nei protocolli standard, come la vinblastina, ed evitare la radioterapia senza compromettere l’efficacia del trattamento. Al contrario, questa semplificazione potrebbe contribuire a ridurre la tossicità complessiva della terapia. I ricercatori avevano infatti ipotizzato che l’aggiunta dell’immunoterapia con nivolumab e l’esclusione della vinblastina potessero migliorare sia la tollerabilità sia i risultati clinici nei pazienti con malattia in fase iniziale.

Dal punto di vista della sicurezza, il regime si è distinto soprattutto per l’assenza di neutropenia febbrile e di tossicità polmonare correlata alla bleomicina, due complicanze frequentemente associate ai trattamenti convenzionali del linfoma di Hodgkin. Rimangono tuttavia presenti alcune tossicità note dei farmaci impiegati, tra cui la neuropatia periferica associata a brentuximab vedotin e gli eventi avversi immunomediati legati a nivolumab, risultati comunque generalmente gestibili. Eventi avversi correlati al trattamento di qualsiasi grado sono stati osservati nel 99% dei pazienti, mentre eventi di grado pari o superiore a 3 si sono verificati nel 44% dei casi. Gli eventi immunomediati correlati alla terapia sono stati riportati nel 22% dei partecipanti. È stato inoltre segnalato un decesso correlato al trattamento dopo il termine del periodo previsto per la raccolta degli eventi avversi.

Gli autori concludono che la combinazione di brentuximab vedotin e nivolumab con doxorubicina e dacarbazina mostra un profilo di efficacia promettente e una sicurezza favorevole nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico in stadio iniziale non bulky, supportando l’impiego di approcci terapeutici più mirati e meno intensivi rispetto agli schemi tradizionali.

Bibliografia. Abramson JS, et al. Brentuximab vedotin and nivolumab in combination with chemotherapy for nonbulky, early-stage classical Hodgkin lymphoma. Blood 2026;147(15):1713-22.