Skip to main content

Linfoma diffuso a grandi cellule B, con polatuzumab una nuova era di trattamento

Intervista a Antonello Pinto By Febbraio 12, 2024No Comments
In primo pianoIntervisteNews

Importanti novità nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B, patologia aggressiva che costituisce la variante più diffusa di linfoma non Hodgkin con oltre 500.000 nuove diagnosi ogni anno a livello mondiale e circa 13.200 in Italia e opzioni terapeutiche che, negli ultimi vent’anni, hanno subito progressi limitati.

Polatuzumab, coniugato anticorpo-farmaco anti-CD79b, approvato dall’AIFA a dicembre 2023 in combinazione con rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) per il trattamento di pazienti adulti con DLBCL precedentemente non trattato e fattore di indice prognostico (IPI) 3-5, è, infatti, ora disponibile e rimborsato anche in Italia.

Polatuzumab in combinazione con R-CHP è la prima terapia dopo circa 20 anni ad aver dimostrato, in uno studio clinico controllato e randomizzato di fase III con 879 pazienti arruolati, un beneficio significativo in termini di PFS (obiettivo primario dello studio) per il trattamento di prima linea del DLBCL.
Lo studio POLARIX ha evidenziato che il nuovo agente, in combinazione con R-CHP, riduce il rischio di progressione di malattia, recidiva o morte del 27% rispetto allo standard di cura, R-CHOP, con un profilo di sicurezza comparabile.

“Celebriamo un importante passo avanti nella lotta contro il linfoma diffuso a grandi cellule B”, ha dichiarato Maurizio Martelli, Professore Ordinario e Direttore UOC Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I/ Università “Sapienza” – Roma. “Dopo quasi vent’anni dall’introduzione di nuove opzioni  terapeutiche, la decisione dell’AIFA apre le porte a una nuova era di trattamento per i pazienti di recente diagnosi. La combinazione di polatuzumab e R-CHP rappresenta una nuova risorsa rispetto all’attuale terapia standard, R-CHOP, che potrebbe significativamente migliorare gli esiti e portare benefici tangibili a coloro che affrontano questo tipo di linfoma.
Come comunità scientifica, riconosciamo l’importanza dell’innovazione terapeutica, offrendo così una nuova prospettiva e contribuendo a migliorare la cura e la qualità di vita di molti pazienti affetti DLBCL”.

I pazienti trattati con polatuzumab in prima linea, inoltre, ad un follow up di 2 anni, ricevono molte meno terapie anti-linfoma successive (sistemiche, radioterapiche, autotrapianto e CAR-T) rispetto ai pazienti trattati con R-CHOP.

“Questa nuova terapia, arrivata dopo decenni di tentativi, aumenta le possibilità di guarigione dei pazienti con la prima linea di trattamento, riducendo quindi la necessità di dover ricorrere a terapie di seconda e di terza linea, spesso molto gravose e impegnative per i pazienti e per la sostenibilità del sistema sanitario”, ha commentato Antonello Pinto, Direttore Medico dell’Istituto Nazionale Tumori, Fondazione ‘G. Pascale’, IRCCS di Napoli. “L’impatto di questa innovazione si estende dunque al benessere psicologico dei pazienti e dei loro cari. Si tratta quindi di una modalità terapeutica che non solo riduce il rischio di recidiva ma che contribuisce anche a preservare e migliorare la qualità della vita di coloro che affrontano questa difficile sfida. Questo risultato è il frutto della ricerca e dell’impegno incessante nel campo dell’oncologia e ci sprona a continuare nella missione di fornire cure sempre più efficaci e offrire una speranza concreta per il futuro”.

Bibliografia. Tilly H, Morschhauser F, Sehn LH, et al. Polatuzumab vedotin in previously untreated diffuse large B-Cell lymphoma. N Engl J Med 2022; 386:351-363.