Linfoma mantellare, dalla real world conferme per il mantenimento con rituximab

By Maggio 22, 2026Maggio 27th, 2026No Comments
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Nel linfoma mantellare il mantenimento con rituximab dopo il trattamento di prima linea con bendamustina più rituximab (BR) conferma un beneficio clinicamente rilevante anche nella pratica clinica reale. È quanto emerge da uno studio retrospettivo multicentrico pubblicato su Blood Advances, che ha analizzato gli outcome di 703 pazienti trattati in 27 centri accademici, mostrando come la terapia di mantenimento con rituximab sia associata a un significativo miglioramento sia della sopravvivenza libera da eventi sia della sopravvivenza globale  rispetto alla mancata somministrazione del mantenimento.
Nel dettaglio, la mediana di EFS è risultata pari a 49,9 mesi nei pazienti sottoposti a mantenimento contro 29,7 mesi nei soggetti che non lo hanno ricevuto, con una riduzione del rischio di eventi del 42% (HR 0,58; P < 0,001). Parallelamente, la mediana di OS ha raggiunto 109,5 mesi rispetto ai 74,2 mesi osservati nel gruppo senza mantenimento, con una riduzione del rischio di morte del 46% (HR 0,54; P < 0,001). Secondo gli autori coordinati da Yucai Wang della Mayo Clinic di Rochester, questi dati supportano l’impiego del mantenimento con rituximab nei pazienti con linfoma mantellare non precedentemente trattato dopo una prima linea basata su BR.
Il tema era rimasto finora controverso, poiché precedenti studi retrospettivi e il trial di fase 2 MAINTAIN avevano prodotto risultati discordanti riguardo all’effettivo valore del mantenimento dopo BR. Per chiarire questo aspetto, i ricercatori hanno valutato retrospettivamente pazienti adulti con diagnosi confermata di linfoma mantellare caratterizzato da traslocazione o espressione della ciclina D1, trattati tra il 2010 e il 2020. La popolazione analizzata presentava caratteristiche tipiche di una malattia avanzata e biologicamente eterogenea: età mediana di 71 anni, prevalenza maschile del 78,1%, stadio III-IV nel 92,5% dei casi e coinvolgimento midollare nel 72,3%.
La maggior parte dei pazienti mostrava inoltre un ECOG performance status ≤1 e assenza di caratteristiche biologiche ad alto rischio come morfologia blastoide, mutazioni di TP53 o cariotipo complesso. I pazienti trattati con mantenimento hanno ricevuto mediamente otto dosi di rituximab per una durata mediana di circa 20,5 mesi. L’aspetto più rilevante emerso dall’analisi riguarda però il diverso impatto del mantenimento in funzione della profondità di risposta ottenuta con la prima linea.
Il beneficio di sopravvivenza è risultato statisticamente significativo esclusivamente nei pazienti che avevano raggiunto una risposta completa dopo il trattamento con BR, mentre non è stato osservato nei soggetti con sola risposta parziale. Nei 509 pazienti in remissione completa, il mantenimento con rituximab ha determinato una mediana di EFS di 62,7 mesi contro 31,1 mesi nel gruppo senza mantenimento, mentre la mediana di OS ha raggiunto 136,1 mesi rispetto a 75,3 mesi. Diversamente, nei 113 pazienti con risposta parziale, le differenze sia in termini di EFS sia di OS non hanno raggiunto la significatività statistica, pur in presenza di un trend favorevole.
Gli stessi autori sottolineano tuttavia che questa analisi resta limitata dalle ridotte dimensioni del campione. I risultati rafforzano quindi l’ipotesi che la profondità della risposta iniziale rappresenti un elemento determinante nella selezione dei pazienti candidabili al mantenimento con rituximab e suggeriscono come il raggiungimento di una remissione completa possa identificare il sottogruppo che trae il massimo vantaggio da una strategia terapeutica prolungata.
In un contesto clinico in cui il linfoma mantellare continua a rappresentare una neoplasia linfoproliferativa aggressiva e caratterizzata da frequenti recidive, questi dati di real world evidence consolidano il ruolo del mantenimento con rituximab come possibile standard terapeutico dopo BR nei pazienti responder completi.

Bibliografia. Wang, et al. Benefit of rituximab maintenance after first-line bendamustine-rituximab in patients with mantle cell lymphoma. Blood Advances 2026;10(4):1372-1380.