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LLC ad alto rischio, tre generazioni di studi

By Dicembre 9, 2019Ottobre 8th, 2021No Comments
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La sopravvivenza globale in pazienti con LLC ad alto rischio con malattia residua minima dopo il trattamento di prima linea è stata valutata attraverso il confronto di tre generazioni di studi di fase 3 dallo German CLL Study Group (GCLLSG). I risultati sono stati presentati in occasione del 61° Annual Meeting dell’American Society of Hematology (ASH).

La malattia minima residua negativa è uno più solidi predittori di risposta a seguito di un trattamento chemio-immunoterapico di prima di linea. Analogamente la persistenza della positività della malattia minima residua identifica i pazienti con leucemia linfatica cronica (LLC) ad alto rischio per la sopravvivenza globale nel breve termine. Questo ricerca presentata all’ASH Annual Meeting ha analizzato la sopravvivenza globale dei pazienti ad alto rischio nel tempo attraverso un confronto tra i pazienti arruolati negli studi randomizzati di fase 3 CLL8, CLL10 e CLLM1dello German CLL Study Group (GCLLSG).

In particolare, l’alto rischio è stato definito o dalla positività della malattia minima residua (MRD) (≥ 10-2) nel sangue periferico dopo almeno una parziale risposta a trattamento chemioterapico oppure da un livello intermedio di malattia minima residua (<10-2 e ≥ 10-4) combinato con alterazioni del TP53 o stato del gene IGHV non mutato. Sono stati considerati eleggibili per questa analisi i pazienti ad alto rischio che rispondevano ai criteri appena elencati con una CLL precedente non trattata e senza comorbilità rilevanti arruolati nel braccio FCR degli studi CLL8 (tra il 2003 e il 2006), CLL10 (tra il 2008 e il 2011) e CLLM1 (tra il 2012 il 2016) del GCLLSG.

L’analisi ha osservato un totale di 204 pazienti con LLC ad alto rischio (80% dei quali di sesso maschile e un’età media di 62 anni; n=40 dal CLL8, n=79 dal CLL10 e n=85 dal CLLM). I pazienti inclusi nel CLL8 e CLL10 avevano ricevuto 6 cicli di chemio-immunoterapia con fludarabina, ciclofosfamide in combinazione con rituximab (FCR) o bendamustina più rituximab (BR). I pazienti arruolati nel CLLM1 erano stati randomizzati (2:1) per ricevere lenalidomide o placebo dopo una terapia di prima linea di almeno 4 cicli di combinazioni FCR o BR.

Complessivamente, il 71% dei pazienti è ancora vivo, nel dettaglio il 45% dei pazienti nel CLL8; il 68% dei pazienti nel CLL10 e 86% dei pazienti nel CLLM1. La sopravvivenza globale è stata più breve per i pazienti del CLL8 con una mediana di 63,7 mesi rispetto a quella non raggiunta nello studio CLLM1 (HR 4.107, IC al 95%: 1,998-8,141). La mediana sopravvivenza globale non è stata raggiunta per CLL10, ma è stata anche più breve della sopravvivenza globale nel CLLM1 (HR, 2.492, IC al 95%: 1.251-4.963). I tassi di sopravvivenza a cinque anni erano rispettivamente tra il 56% (CLL8), il 68% (CLL10) e l’82% (CLLM1).

I dati presentati mostrano un miglioramento della sopravvivenza globale in pazienti con CLL ad alto rischio inclusi nello studio CLLM1 al confronto con i pazienti degli studi CLL8 e CLL 10 dal GCLLSG. Finora, i risultati sembrano suggerire che i progressi nella terapia di mantenimento o l’uso successivo di nuovi agenti (inibitori di BTK o PI3K) possano migliorare l’esito dei pazienti con CLL ad alto rischio inizialmente sottoposti ad un trattamento di prima linea con una combinazione di chemio e immunoterapia.

Bibliografia. Fink AM, Zhang C, Robrecht S, et al, et al. Comparison of overall survival in high risk patients with Minimal Residual Disease after first-line treatment across three generations of phase 3 trials of the German CLL Study Group. ASH Meeting, Orlando 7-10 2019.

Maria Nardoianni