
Forward in collaborazione con la Fondazione GIMEMA ha organizzato un incontro dedicato alle promesse e ai rischi collegati all’uso dei dati sintetici nei trial clinici.
L’avvento dell’intelligenza artificiale ha portato allo sviluppo e all’utilizzo dei dati sintetici, generati tramite algoritmi e modelli matematici, che riproducono le caratteristiche statistiche dei dati reali senza contenere informazioni sensibili. Questi dati trovano applicazione in vari settori, inclusa la ricerca clinica per valutare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci, offrendo vantaggi come il miglioramento dei modelli prognostici, l’accelerazione della ricerca con studi innovativi e la riduzione dei problemi etici e di privacy. Ma il loro utilizzo solleva dubbi scientifici e normativi, come il rischio di bias, la protezione della proprietà intellettuale e potenziali problemi di privacy. L’incontro ha esplorato attraverso diverse prospettive l’uso dei dati sintetici nella ricerca clinica, anche con l’obiettivo di produrre un documento che riassuma posizioni, prospettive e criticità emerse nella discussione.
Shalini Kurapati, data scientist, co-fondatrice e CEO di Clearbox AI, ha spiegato come i dati sintetici potrebbero effettivamente accelerare e migliorare la ricerca clinica. Ma ci sono fattori da considerare: l’accessibilità, la qualità, il costo, la privacy e l’etica.
In parte critico, o almeno con più dubbi, il punto di vista di Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali, che ha sottolineato come il benessere nella dimensione mentale e sociale sia legato alla dignità della persona, che è esattamente ciò che il diritto alla privacy tutela. Quindi è indispensabile, in questo ambito, il lavoro congiunto con il Garante per la protezione dei dati personali.
Matteo Della Porta, Humanitas, è tornato sulle opportunità che sono particolarmente evidenti nel campo dell’ematologia in cui sono già cominciate le sperimentazioni. Anche la Fondazione GIMEMA ha iniziato a utilizzare i dati sintetici nella ricerca, usando come strumento Synthpop, pacchetto R che utilizza sia metodi parametrici sia metodi basati su alberi decisionali. Di queste prime esperienze in alcuni settori oncoematologici ha parlato Marta Cipriani, ricercatrice della Fondazione GIMEMA.
Sul fronte dei comitati etici siamo all’anno zero. Secondo Annarita Vestri, presidente Comitato etico territoriale Lazio 4, anche se i dati sintetici rappresentano una grande opportunità, non si può rinunciare a un atteggiamento di cautela, soprattutto rispetto alla protezione della privacy, ai possibili bias, all’equità, alla trasparenza, ma anche agli aspetti normativi.
Lorenzo De Angelis, Ema, ha portato spunti direttamente dal mondo della fisica per spiegare quanto può essere utile conoscere e approfondire l’uso dei dati sintetici da parte dei ricercatori. Opinione condivisa da Noemi Porrello, Roche Italia, che ha sottolineato come i dati sintetici potrebbero consentire di investire le risorse in modo più efficiente e di migliorare gli esiti, accelerando la ricerca.
In una discussione di così ampio spettro non poteva mancare l’opinione di un metodologo. Come evitare il rischio di bias? Come valutare la qualità dei sistemi di generazione dei dati sintetici? Francesco Nonino, Cochrane Italia, ha evidenziato la necessità di rispondere a queste domande, anche se ancora mancano tool metodologici in grado di valutare la qualità dei dati sintetici.
A questo link è possibile trovate i video di tutti gli interventi dell’evento.





