
Le terapie cellulari costituiscono un’importante opzione terapeutica anche nel trattamento dei linfomi non Hodgkin. Tuttavia, in questo setting, più della metà dei pazienti va incontro a recidiva o a progressione di malattia entro sei mesi dall’infusione con CAR T.
Un nuovo strumento, presentato su Nature e denominato InflaMix (Inflammation Mixture Model), promette di esser d’aiuto nell’ottimizzare il ricorso a queste terapie. Il modello quantitativo è stato sviluppato per valutare l’entità dello stato infiammatorio sistemico, potenziale concausa nel fallimento della terapia con CAR T, testando una varietà di biomarcatori ematici in 149 pazienti con NHL.
Grazie a una “learning machine”, un tipo di intelligenza artificiale che utilizza algoritmi per apprendere da serie di informazioni e trarre conclusioni dai modelli rinvenuti in quei dati, è stato individuato, attraverso l’analisi di 14 differenti esami di laboratorio, un interessante biomarcatore di stato infiammatorio.
Analizzando la signature identificata da InflaMix, i ricercatori hanno osservata come questa risultasse associata a un alto rischio di fallimento del trattamento con terapia cellulare e a un incremento del rischio di morte e di recidiva di malattia.
“Questi studi dimostrano che, utilizzando una learning machine e specifici esami del sangue, si è grado di sviluppare uno strumento altamente affidabile che può aiutare a prevedere chi risponderà bene alla terapia con cellule CAR”, ha dichiarato Marcel van den Brink, del Beckman Research Institute of City of Hope di Duarte. “Con un rigoroso approccio statistico, abbiamo dimostrato che si tratta di un test accurato, in grado di predire gli outcome dei trattamenti con CAR T nei pazienti affetti da NHL, e che potrebbe essere utilizzato dagli specialisti di tutto il mondo per adottare un approccio ‘ad hoc’ per il singolo paziente”.
Secondo gli autori, si tratta di un modello molto flessibile che è risultato valido anche quando sono stati utilizzati solo sei esami ematochimici, tra quelli effettuati di routine nei pazienti con linfoma. Si tratta di un dato importante perché significa che questo test potrebbe essere utilizzato nella maggior parte, se non in tutti, i pazienti affetti da linfoma.
“Studi precedenti avevano suggerito che l’infiammazione potrebbe essere un fattore di rischio correlato alla scarsa efficacia delle terapie con CAR”, spiega Sandeep Raj, specializzato in trapianti di midollo osseo presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York e primo autore dello studio. ‘Il nostro obiettivo era quello di approfondire questa tematica e costruire uno strumento valido e affidabile per misurare lo stato infiammatorio nel circolo ematico e predire, così, l’efficacia o meno delle CAR T.
Per convalidare i risultati iniziali del team sono stati utilizzati anche studi su tre coorti indipendenti comprendenti 688 pazienti con NHL che presentavano un’ampia gamma di caratteristiche cliniche e sottotipi di malattia e che utilizzavano diversi prodotti cellulari.
Nel prossimo futuro, i ricercatori intendono studiare se l’infiammazione del sangue definita da InflaMix influenzi direttamente la funzionalità delle cellule CAR T e, al contempo, cercare di comprendere la patogenesi dello stato infiammatorio.
Bibliografia. Raj SS, et al. An inflammatory biomarker signature of response to CAR-T cell therapy in non-Hodgkin lymphoma. Nat Med 31, 1183–1194 (2025).




