Mieloma multiplo di nuova diagnosi, nuova indicazione per isatuximab nei pazienti ineleggibili al trapianto

A cura di Stefania Mengoni By Novembre 10, 2025Novembre 17th, 2025No Comments
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È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco che rende disponibile, in regime di rimborsabilità, isatuximab, primo anticorpo monoclonale anti-CD38 in combinazione con VRd (bortezomib, lenalidomide e desametasone), standard di cura per il trattamento dei pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali.

L’approvazione è basata sui risultati dello studio di fase 3 IMROZ, che ha evidenziato un vantaggio clinicamente e statisticamente rilevante dell’aggiunta di isatuximab allo standard VRd.

Isatuximab è un anticorpo monoclonale diretto contro CD38, recettore altamente espresso sulle cellule di mieloma. Il farmaco agisce attraverso molteplici meccanismi: induce la morte programmata delle cellule tumorali, favorisce la citotossicità immunomediata e modula il microambiente midollare.
Grazie a queste azioni, isatuximab si è affermato come pilastro anche nel trattamento del mieloma multiplo recidivato/refrattario, in seconda linea in combinazione con carfilzomib e desametasone (studio IKEMA), e in terza linea combinazione con pomalidomide e desametasone (studio ICARIA-MM), offrendo una strategia efficace anche nei pazienti con malattia avanzata o refrattaria. Isatuximab-VRd è quindi la terza indicazione con cui isatuximab è disponibile anche in Italia.

IMROZ è uno studio multicentrico globale, randomizzato, in aperto, che ha arruolato 446 pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi non eleggibili a trapianto in 104 centri di 21 Paesi. I partecipanti sono stati assegnati secondo un rapporto 3:2 al trattamento con isatuximab più VRd (quadrupletta IsaVRd, braccio sperimentale) o con la sola tripletta VRd (braccio di controllo).
Durante lo studio, isatuximab è stato somministrato in infusione endovenosa alla dose di 10 mg/kg una volta alla settimana per 5 settimane durante il primo ciclo di 42 giorni e una volta ogni due settimane nei cicli da 2 a 4 in associazione a bortezomib per via sottocutanea, lenalidomide orale e desametasone per via endovenosa o orale. Successivamente, isatuximab è stato somministrato ogni 2 settimane dal ciclo 5 al ciclo 17 e ogni 4 settimane nei cicli dal 18 in avanti, in cicli di 28 giorni, in combinazione con lenalidomide e desametasone alla dose standard, fino a progressione di malattia, inaccettabilità del profilo di sicurezza o alla decisione del paziente di interrompere il trattamento.

L’endpoint primario era la PFS, mentre i principali endpoint secondari includono il tasso di risposta obiettiva (risposta parziale o migliore), il tasso di negatività della malattia minima residua  per i pazienti con risposta completa, il tasso di risposta parziale molto buona o migliore, e la sopravvivenza globale. Altri endpoint secondari sono il tempo alla progressione, la durata della risposta, il tempo alla prima risposta, il tempo alla migliore risposta, la PFS alla linea di terapia successiva (PFS2), la PFS in base allo stato della MRD, il tasso di MRD-negatività mentenuta per almeno 12, sicurezza e la qualità di vita.

Al follow-up mediano di 59,7 mesi, la PFS mediana non risultava ancora raggiunta nel braccio IsaVRd, mentre è risultata di 54,3 mesi nel braccio VRd. Inoltre, la PFS stimata a 60 mesi è risultata del 63,2% per i pazienti trattati con IsaVRd contro il 45,2% per quelli trattati con VRd. Si osservava, quindi, una riduzione del 40% del rischio di progressione di malattia o morte per i pazienti trattati con IsaVRd rispetto a VRd,

La sicurezza e la tollerabilità di isatuximab osservate in questo studio sono risultate coerenti con il consolidato profilo di sicurezza osservato in altri studi sul famraco e non vi sono state nuove segnalazioni di sicurezza.

“L’introduzione di isatuximab in combinazione con VRd rappresenta un importante avanzamento nella terapia di prima linea del mieloma multiplo, ed è oggi disponibile anche per i pazienti italiani non eleggibili a trapianto autologo. Nello studio IMROZ, la quadrupletta isatuximab-VRd ha, infatti, consentito di ottenere un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione di malattia e della probabilità di raggiungimento di risposte profonde e durature, con tassi di negativizzazione della malattia minima misurabile quasi raddoppiati rispetto alla terapia standard di confronto. Questi risultati consolidano isatuximab-VRd come nuovo standard di cura per questi pazienti, offrendo nuove prospettive anche in termini di qualità di vita e sottolineando l’importanza dell’impiego di terapie di combinazione altamente efficaci fin dalla prima linea di trattamento”, ha commentato Michele Cavo, Professore di Ematologia, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Alma Mater -Università degli Studi di Bologna.

Bibliografia. Facon T, et al. Isatuximab, bortezomib, lenalidomide, and dexamethasone for multiple myeloma. N Engl J Med 2024;391:1597-1609